Che cosa sono i contratti derivati?

I contratti derivati sono strumenti finanziari che derivano il proprio valore da fattori esterni allo strumento stesso (da cui la loro natura derivata) e che possono essere innumerevoli e di varia natura come ad esempio la variazione del costo del denaro, un altro titolo (un’azione o un’obbligazione), una variazione del prezzo delle merci o dei beni o l’andamento di una o più valute.

Essi sono strumenti assai complessi che richiederebbero una grande e specifica conoscenza del mondo finanziario e che, invece, in questi ultimi anni, sono stati venduti dagli istituti di credito, a tutti indiscriminatamente, dall’artigiano alla multinazionale.

Proposti come strumenti di copertura assicurativa – come copertura sugli andamenti di tassi di interesse – ma che, troppo spesso, si sono rivelati degli autentici strumenti speculativi, ad alto rischio, siffatti strumenti finanziari, il cui valore, come abbiamo già indicato, dipende da variabili sottostanti, infatti, possono essere utilizzati per effettuare operazioni finanziarie di copertura dei rischi legati alla variazione dei tassi di interesse e di cambio oppure con finalità speculative (!!).
Non per niente, tali strumenti assai sofisticati (di derivazione anglosassone) sono nati proprio per regolare i rapporti tra istituti di credito (!!!)

Se le finalità, dunque, sono puramente speculative, tali prodotti consistono in vere e proprie scommesse sulla variazione dei prezzi delle valute o dei tassi di interesse.

Alcuni studiosi li definiscono “strumenti finanziari di distruzione di massa” ed addirittura “bombe ad orologeria”… Tant’è che moltissime aziende, dopo d’aver stipulato contratti derivati, hanno subito delle forti perdite.

E, vieppiù, quando il cliente si accorge (sempre troppo tardi) di quanto questi siano onerosi, l’istituto di credito gli propone, la rinegoziazione (c.d. rimodulazione), che sposta più in là il termine di chiusura.

In realtà, tali rimodulazioni, fatte apparire come soluzioni più vantaggiose (perché le perdite vengono diluite nelle rate), sono ancora più ‘pericolose’ per il cliente, perché vi è un grosso aumento del tasso speculativo!!!

La rimodulazione del derivato ha necessariamente finalità speculativa perché posticipa la sopportazione di una perdita, poiché confida sull’accadimento di eventi futuri che possano ridurla o neutralizzarla ed è un’operazione che aumenta l’esposizione al rischio del cliente!!!

E dire che, oltre che dalle norme generali del codice civile in materia di contratto, tale materia è regolata da una specifica disciplina normativa (D. Lgs. 24/02/1998 n. 58 “Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6/02/1996, n. 52”) che gli operatori finanziari dovrebbero rispettare, nella negoziazione degli strumenti finanziari, nei rapporti con i clienti (!?!).

 
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